È nelle notti più silenziose della memoria che nascono i ritratti più veri. Ed è in una notte sospesa, tra la gloria e la solitudine, che comincia “Anna” – il film che Monica Guerritore scrive, dirige e interpreta, dedicato all’immensa Anna Magnani. Uscito in Italia il 6 novembre 2025, distribuito da Notorious Pictures, il film presenta un biopic che osa la delicatezza, la vulnerabilità, e al contempo la forza di un’attrice che fu colonna del cinema italiano.

La trama in sintesi
Siamo a Roma, nella notte del 21 marzo 1956: Anna Magnani ha appena vinto l’Oscar come migliore attrice per “La rosa tatuata”, ma è rimasta in città – non è volata a Los Angeles per ritirare il premio. Attraverso quella notte – e i vicoli della sua Roma, tra voci del passato, gatti randagi e luci intermittenti – Guerritore ricostruisce un viaggio intimo, emotivo, fatto di sguardi indietro e passi dentro il buio della celebrità. Non è solo la carriera che viene ripercorsa, ma il dolore, l’amore, la ferita di un’artista che non ha mai ceduto la sua autenticità.
Perché questo film è rilevante
In primo luogo, perché restituisce alla Magnani non l’icona irreprensibile, ma la donna: impetuosa, fragile, verace. Come scrive una recensione, “Magnani appare profondamente umana e fragile” mentre cammina per i vicoli di Roma.
Poi, perché parla di cinema italiano, della sua epoca d’oro e degli scontri tra talento e sistema. È un’epoca che sembra lontana, eppure questo film la richiama con forza, per ricordarci che il nostro cinema ha avuto – e ha – eroine che hanno fatto la differenza.
– Infine, perché segna per Monica Guerritore un salto importante: un ruolo triplo – regista, sceneggiatrice, interprete – che testimonia una volontà di voce propria nella narrazione culturale e nel racconto delle donne nel cinema.
La messa in scena è rigorosa, con una Roma notturna che diventa palcoscenico e limbo insieme. Le immagini sono composte con cura, i primi piani insistono sulla corporeità e sul viso che ha vissuto. Tuttavia, alcune recensioni sottolineano che il film tende poi verso un biopic più tradizionale, perdendo parte della tensione iniziale.

Guerritore si consegna completamente al ruolo. In alcuni momenti sembra incarnare la Magnani “più ancora della regista”, come scrive un critico: “La incarna – sì, incarna – … ed è l’estrema magia del cinema”.
Forza e vulnerabilità, successo e solitudine, il peso della celebrità e la ricerca di autenticità: sono temi che risuonano oggi come sempre. Il film si muove su queste traiettorie, e lo fa senza rinunciare al pathos, ma senza compiacersi. Inoltre, è un ritratto femminile che propone modello e riflessione: “una donna che non ha mai smesso di cercare la verità, dentro e fuori dal set”.
Non è un film perfetto. Alcune critiche rilevano una “mancanza di forte visione artistica” e un registro retorico a tratti teatrale. Ma forse è proprio in quella imperfezione che risiede la sua forza: non un monumento, ma un omaggio vissuto. Il cinema italiano oggi ha bisogno di queste vitalità, di questi racconti che guardano al passato per interrogare il presente.
Un contributo al cinema italiano contemporaneo
In un momento in cui il sistema del cinema italiano si confronta con la globalizzazione, le piattaforme digitali, le mutazioni del pubblico, “Anna” si propone come memoria attiva e stimolo. Ricorda che la nostra arte visiva ha radici forti, che ha avuto donne e uomini che hanno scelto di mettersi in gioco, da protagonisti. E invita a chiedersi: quali eroine del cinema contemporaneo sapranno restare autentiche come la Magnani? Quale sarà il nostro prossimo “ritratto impossibile” da tentare?
Questo film rappresenta un perfetto ponte: tra la storia del cinema e il presente; tra la leggenda e la vita privata; tra il grande schermo e la strada di Roma. Vederlo significa celebrare un patrimonio e, allo stesso tempo, partecipare al futuro del cinema italiano. Se è vero che “non c’è più quel cinema”, allora “Anna” – con tutti i suoi limiti e le sue belle intenzioni – diventa un segnale: che si può ancora raccontare con coraggio, sensibilità e passione.

Invitiamo i lettori a sedersi in sala, spegnere i telefoni, lasciare che Roma notturna e la voce di una donna come Anna Magnani tornino a parlarci – e che, proprio da lì, ripartiamo.
